sabato 27 aprile 2013

Due Rocche 2013 - Un ottimo 25 aprile

L'amico e compare di corsa Gio mi aveva suggerito un'idea: correre la Due Rocche, mezza maratona trail, tradizionalmente in calendario ad ogni 25 aprile nel bel paesino di Cornuda (Treviso). Ho accettato la proposta  e molto bene ho fatto.
Ci troviamo sul far del mattino a Rovereto, trentini in libera uscita: siamo quattro in macchina (Marco, Fabrizio, Gio ed io), un'altra macchina ci segue e la spedizione è bella e pronta. Già il tragitto verso Cornuda è molto promettente: la compagnia è allegra al punto più che giusto e i km (quelli in macchina) scorrono piacevoli e pieni di risate.
Arriviamo per tempo, formalizziamo le iscrizioni e aspettiamo che si parta sotto un bel sole, finalmente, primaverile. Io non conosco per niente il percorso, ma mi basta sapere che è bello: lo hanno detto tutti quelli che lo hanno raccontato. Nei momenti prima del via incontro molti amici di strada e di sentiero, conosco la piccola Elisa, abbraccio un Mammut: sembra proprio un punto di ritrovo di quelli allegri. Siamo davvero in tanti: circa 500 per la mezza, ma ci sono anche un percorso di 12km e una passeggiata di 6km. Una festa... e sento dire che siamo circa 4.000 in tutto.
Ma bando ai racconti e corriamo. I primi 2 km sono su asfalto, giusti e indispensabili per scremare un po' il gruppone. Poi comincia la prima salita, molto corribile, e io la prendo per quello che è. Corribile, appunto. Mi diverto molto a correre in salita, almeno sulle pendenze che me lo consentono. Poi bosco, salite, discese, quasi niente asfalto, se non per gli indispensabili raccordi. Tengo un ritmo oggettivamente disordinato, ma per me perfetto. Il che significa correre sulle salite meno pendenti, andare di buon passo su quelle ripide, trotterellare al meglio sui saliscendi e sopravvivere, nella mia inveterata insipienza, quando la strada scende. Avevano tutti ragione: il percorso è bellissimo, aiutato da una giornata di splendido sole ma non eccessivamente calda. Ci sono tratti molto, ma molto fangosi. In uno di questi, salita assai ripida, l'organizzazione (da quel che posso dire io perfetta) ha messo anche delle corde per aiutarci a salire. Bravi! Sono state indispensabili. Me la godo, con l'unico neo di troppe persone che, forse non abbastanza abituate ai sentieri, ti stanno troppo alle calcagna (ho subito anche un incongruente tamponamento), ti superano per poi immobilizzarsi appena la strade sale dell'1%, Ammetto che talvolta mi innervosisco, ma me la faccio passare subito. Ad essere sinceri, c'è un secondo neo. Le persone che per risparmiare 3 euro, ma forse sarebbe più corretto scrivere per fregarli a chi organizza, si iscrive alla 12 e poi corre 21. Io a qualcuno cerco anche di farlo notare, sperando di instillare un minimo seme di vergogna. Difficile che succeda, ma ci provo. 
Vado con un passo che mi soddisfa. Sento dire che dopo il 14° km il percorso si tranquillizza, basta salite, solo saliscendi, piano e discesa. Invece, al penultimo km ci aspetta una rampa niente male. Mi diranno che è una novità. Bella salita, peccato non avere più le forze sufficienti a correrla. Non ho GPS, preferisco portare con me l'altimetro. Stiamo per finire e lui mi dice che siamo a poco meno di 1.000 m di dislivello positivo. Il mio tempo è intorno alle due ore e mezza, poco più. Sono contento. Metto il pilota automatico per l'ultimo km e... mi ritrovo in un parcheggio. Cosa ho fatto? Semplice, invece di guardarmi attorno ho guardato a terra e sbagliato l'ultimo, segnalatissimo, bivio. Mi regalo insomma un paio di minuti di Due Rocche in più.
Poi finisce, o meglio, comincia un'altra Due Rocche. Quella di Roby che, mentre esco dalla doccia, mi fa trovare una birra fresca senza neanche darmi il tempo di accorgermene. Scusa Roby, una birra dovevo offrirtela io: la metto in conto. Quella di tutti gli amici conosciuti nel brillante mondo dello Spirito Trail. 
Pasta, panino, ancora un po' di integratore al luppolo. Tutto molto bello, compreso il viaggio di ritorno, durante il quale i roveretani lavorano di ganascia per il tanto ridere. Le macchine da Rovereto hanno portato gente forte, escluso il sottoscritto, che se la cava e si diverte, ma forte non è. Abbiamo qualche prestazione da primi posti, vero Marco? Evviva il 25 aprile.
La partenza:

sabato 20 aprile 2013

Hoka, vesciche, montagna, commenti, social network, sofferenza... di tutto un po'

Sono molto rattristato, e mentre si vota il nuovo (?) presidente della Repubblica io batto sui tasti, e ammazzo il tempo bevendo caffè nero bollente, come cantava la sopravvalutata Fiorella M'annoia. E così mi prendo il mio blog per scrivere tutto quello che mi passa per la mente. 
Hoka. Sono ormai mesi che corro con le Hoka One One, scarpe da trail super ammortizzate. Costano un sacco di soldi, ma li valgono tutti, e dunque accetto la spesa. Io per ora ho solo un modello da trail "leggeri", ma presto mi comprerò anche quelle da asfalto. Sono scarpe davvero ottime, che tra l'altro stanno garantendo una durata ben superiore alle altre che ho avuto. Resterò fedele alle Montrail per le corse in montagna brevi e più tecniche, per quel che rimane sarà Hoka. 
Vesciche. Infatti, provate su asfalto le Adidas che usavo abitualmente al posto delle Hoka, mi sono procurato un paio di vesciche davvero enormi. Probabile che il piede si sia abituato ad un altro tipo di falcata, che per di più mi pare molto più efficace in velocità. Vedremo adesso in resistenza da pianura, dato che in montagna va tutto molto bene anche sui lunghi. Sto curando le vesciche (bucarle è l'unica soluzione) e ho messo in pensione le Adidas. 
Montagna. È uscito il calendario del circuito di corsa in montagna organizzato dalla SAT (Società Alpinistica Tridentina), per questo parlavo di Montrail che, detto per inciso, hanno il pregio di consentire una precisione di appoggio che la configurazione delle Hoka non consente. Tornando al circuito. Sono buone date, credo proprio che a qualche appuntamento riuscirò a partecipare. Probabile che ci sia un parterre di corridori tra il formidabile, il tostissimo e l'esperto. Farò collezione di ultimi posti che sono convinto non incideranno sull'autostima ma, anzi, daranno linfa al divertimento del correre in natura. E in montagna nello specifico. 
Commenti e social network. Purtroppo vedo che i commenti ai post languono e ancor più purtroppo mi trovo la mail visitata troppo spesso dallo spam, quindi rimetto la verifica della parola. Vediamo come va. A proposito di commenti, vedo anche che il numero di lettori rimane costante e forse addirittura cresce, ma sono più le persone che preferiscono un "mi piace" o due parole su facebook. Va benissimo. Forse dunque il commento al post messo su questa pagina sta perdendo di significato. Tanto più che, quando commento io, spesso non ricevo nessuna risposta dai colleghi blogger. Strano, non succedeva mai, ora succede nella maggioranza dei casi. Io continuerò a rispondere sempre, come ho fatto anche nei rarissimi casi di opinioni intollerabili. Mi spiace che funzioni poco twitter, che a me piace un sacco, molto più di facebook, ma che ha pochi seguaci tra i miei amici e conoscenti.
Sofferenza. Questa è tutta politica, tutta politica. Sono talmente costernato che non riesco neppure a riordinare il pensiero. Non ho simpatia per il grillismo, non parliamo dell'orrido connubio berluskoleghista. Quel che ha fatto il Pd è atroce. Cosa ci rimane? Correre, certo. Ma abbiamo anche una vita fuori dalla corsa, e quella vita scorre dentro una società civile. 
Di tutto un po'. Professionalmente vivo un periodo di grandi soddisfazioni, molto dinamico e propositivo. Sto consolidando il mio inserimento nel territorio trentino, partecipando di più alla realtà del mondo che mi ha invitato a vivere al suo interno. Ho accolto l'invito con entusiasmo, crescente. A me pare che i trentini non si rendano bene conto degli enormi pregi del luogo in cui vivono. Io me ne rendo conto e ringrazio di essere qui.
Stiamo organizzando le vacanze estive rinunciando ai grandi viaggi, ma pensando ad una varietà di piccole cose molto belle e significative.
Ho in tasca i biglietti per le Final Four di Euroleague Basketball. Londra aspetta ancora una volta il turista sportivo che c'è in me, che in me sempre è esistito e sempre esisterà.
Se non fosse per questa orrenda politica, tutto sarebbe molto bello. Troppo?
E loro continuano a votare quello che solo loro vogliono. 

domenica 14 aprile 2013

Qualche foto per due lunghi

Gli ultimi tempi non sono affatto malvagi, scrivendo di allenamenti. Racconto qui due corse, una del giorno di pasquetta, l'altra di oggi. Due corse molto diverse, accomunate dal raro evento di avere una macchina fotografica con me.
Pasquetta. Approfittando delle brevi vacanze nella Venezia Giulia, mi ero regalato qualche corsa sull'amato Carso. Avevo con me il Garmin, ma non so come mai il tragitto non si è registrato (ho scaricato oggi un sacco di cose che erano rimaste nell'orologio) e dunque non so bene quanto dislivello e quanti km abbia effettivamente corso. Tre orette, erano. Partito con Chiara sui sentieri sopra Sagrado, ci eravamo poi salutati e io avevo allungato verso Monfalcone, alla ricerca del mio amico Cristiano che trekkingava in senso opposto. Raggiunto prima Cristiano, raggiunta poi la "vetta" del "monte" Cosici (ben 112 m sopra il livello del mare). 



Le corse carsiche sono così: saliscendi continui e vette molto basse. Tutto molto corribile e dunque particolarmente impegnativo e faticoso. E poi ci sono i panorami, la vista mare (nonostante le nuvole) e, ahimè, le grotte usate come rifugio dai poveri combattenti della Grande Guerra. 


Oggi il Garmin funzionava. Come al solito ci mette qualche tempo per attivarsi, comunque alla fine conto 24 km scarsi e 1000 m di dislivello, anche loro scarsi. Sono partito dal centro di Rovereto, casa mia, ho fatto il giro del Cengio Alto (con un paio di varianti dentro il bosco).

Quando sono arrivato in cima, devo dire per le mie possibilità di buon passo, ho trovato un nutrito e simpatico gruppo di escursionisti, sempre bello condividere la montagna, e ho trovato - finalmente! - un bel panorama primaverile. 


Poi altro giro nel bosco e, disdetta!, in discesa perdo una lente a contatto. Poco male: imparo che nello zaino devo sempre portare lenti o occhiali di scorta. Spesso lo faccio, ma lo faccio a casaccio (una volta sì, molte altre no). Allora decido di non avventurarmi in sentieri che richiedano occhio di falco e salgo alle piste dei dinosauri dalla strada asfaltata, senza tagli nel bosco... tranne uno, però in salita. Così anche se ci vedo bene solo da un occhio, il rischio di capitomboli è minimo.


Raggiungo i dinosauri ma subito prima vedo anche qui, come sul Carso ahimè, le grotte usate come rifugio dai poveri combattenti della Grande Guerra.

Poi scendo diligentemente su asfalto, guardando (con un occhio solo) l'Adige che si avvicina sempre più. Oggi ho incontrato un sacco di escursionisti, la mia simpatia va a ciascuno di loro, non a chi tiene i cani slegati e non si cura di loro all'avvicinarsi del povero trailer, una menzione d'onore al simpatico camminatore che, vedendomi scendere con passo impegnato e zavorra incongruente, mi chiede: "Stai preparando qualcosa nel deserto?" e mi regala il suo "in bocca al lupo". Ebbene sì, il Magraid assomiglia al deserto. E di nuovo ebbene sì. Se lo passo bene, il Magraid, una tappa successiva non potrà che essere... sabbiosa. 


lunedì 8 aprile 2013

La fortuna del principiante: Magraid, arrivo...

Da quando esiste ho sempre desiderato correre il Magraid, ma vuoi per impreparazione, vuoi per impegni di lavoro o di famiglia mai ci sono riuscito. Si tratta, in sintesi per chi non clicca il link, di una gara da 100km in tre tappe nella particolarissima ambientazione dei Magredi, la steppa del pordenonese. A metà giugno. Quest'anno andavo molto probabilmente verso un'iscrizione dell'ultima ora e dunque, visto il numero chiuso, verso la quarta rinuncia in fila. Ormai vivo con distacco le gare: le ultime cattive sorprese di iscrizioni pagate e non andate a buon fine mi hanno consigliato di limitare le gare a quelle che consentono una facile logistica e un'adesione all'ultimo momento. Poi il sito di riferimento di noi appassionati di corsa in natura, spiritotrail, ha lanciato il concorso "Magraid - Vinci un pettorale". Ho partecipato e, colpo di culo che qualcuno potrebbe non pensare tale, ho vinto.
Mancano un paio di mesi alla partenza e la notizia della botta di fortuna arriva, di grazia, su di un fisico da quarantenne non proprio male in arnese. Da febbraio sono in una serie positiva di allenamenti costanti e divertenti. A dire la verità, soprattutto dopo il disgelo (se davvero già è arrivato) il mio correre è stato caratterizzato più dall'altimetro che dal contakm. Perché l'obiettivo di stagione era la partecipazione a qualche gara del circuito in montagna della SAT (ovvero il CAI trentino). Sono corse brevi, tirate verso l'alto. Ora si tratta di rimodellare l'allenamento per far convivere le due cose: montagna e Magraid.
Sarà molto divertente, ne sono certo.