sabato 27 agosto 2011

Helsinki-Suomutunturi-Rovaniemi.. vacanze da realtà!

Siamo partiti per godercela e ce la siamo goduta!
Vacanza divisa in tre tappe, disuguali per durata e intensità.
La parte migliore, senza dubbio, è stata la settimana nella baita di Suomutunturi, piccola località lappone piuttosto fuori mano e ubicata letteralmente SUL circolo polare artico.
Ve la consiglio di cuore, ecco il sito: www.suomukas.com.
Ma andiamo con ordine:
Prima Tappa. Volo Milano-Helsinki: la formazione comprende Chiara e Caio con Mateja (0), Livia e Alessio (compagni di corsa, va sempre detto) con Daniele (11) ed Elisa (8).
Restiamo nella capitale della Finlandia 3 giorni, due dedicati a gironzolare in città (compresi chiesa luterana e museo di arte contemporanea), uno all'isola di Suomenlinna. Subisco il fascino della città di mare, così come quello delle città nordiche: un perfetto connubio. Mercato colorato, artisti e musicisti di strada in abbondanza, saune finlandesi: un ottimo approccio!
Tra la prima e la seconda tappa c'è un trasferimento di un migliaio di km: da Helsinki scegliamo di salire fino Rovaniemi in treno notturno: vagone letto non troppo caro e comodissimo ed eccoci nella capitale lappone. Da qui 140 km verso est per raggiungere Suomutunturi, dove abbiamo affittato per una settimana la baita già mostrata. Sei posti e mezzo in pieno nulla: il supermarket più vicino a 42km. Noleggiamo due macchine a Rovaniemi e si va, dopo una breve sosta al perdibile Villaggio Santa Claus. 
Seconda tappa. Siamo piuttosto a nord, e il sole davvero dura tanto, la luce è diffusa, i boschi molto diversi da quelli che siamo abituati a conoscere, le montagne piccole colline. Tra boschi e laghi passeremo una settimana da favola.

In sette giorni abbiamo avuto la fortuna di vedere pochissima pioggia e molto sole. Ci siamo goduti passeggiate splendide, intorno alla baita ma anche nei parchi di Phyatunturi e Oulanka. Io trekkingavo d'abitudine con il dolce peso sulle spalle, spesso spalmato a sonno

Sempre con la dovuta attenzione ai pericolosi animali locali, che non sono né le renne, né gli orsi, ma i gatti delle sabbie lapponi
E quanto è bello tornare a baita la sera quando ancora c'è il sole.
E quanto è bello partire da baita il pomeriggio quando il sole scalda come la sera.
Questa baita ce la siamo proprio goduta: comoda, ben organizzata, messa in un posto stupendo e... con sauna personalizzata! Che ben, mama mia che ben (interludio dialettale a raccontare la piena soddisfazione con la lingua del cuore).
Terza tappa. Rovaniemi. Tappa quasi obbligata per l'organizzazione del viaggio: due giorni in questa città finta (ma costruita su di un posto bellissimo) sono fin troppi. C'è un bellissimo museo sulla cultura artica, una bellissima collina dove correre in natura, il resto è commercio. 
Poi però atterriamo a Malpensa...
Vacanza davvero bella, in compagnia ottima, in grande sintonia. Ci siamo divertiti!

giovedì 11 agosto 2011

Kilian Jornet - Correr o Morir

Chi di voi legge ma non corre non è detto sappia chi è Kilian Jornet, posso immaginare. Non fermatevi alla mia prossima riga, lasciatevi incuriosire e cercate sul web. Rubo una frase letta non ricordo dove: Kilian è come se Bolt vincesse i cento metri e la maratona alle Olimpiadi di Londra, dopo aver vinto anche un oro nello sci da fondo in quelle invernali, aggiungerei.

Lo ammetto. Voltata virtualmente l'ultima pagina (l'ho letto sul E-reader), mi aspettavo alla fine dei ringraziamenti il consueto omaggio all'amico giornalista che ci ha messo del suo. Nulla di tutto ciò. O meglio: una cosa così me l'aspettavo quando ho iniziato, poi con lo scorrere delle righe pensavo: ma può una voce che non sia quella di chi scrive dire con tanta ricchezza cose che non ha vissuto in prima persona? E mi veniva in mente Reinhold Messner, capace di raccontare tutto quanto c'è di umano e profondo dietro ogni scalata. E ora mi verrà in mente Kilian Jornet, capace di raccontare tutto quanto c'è di umano e profondo dietro ogni (spesso ultra) corsa in montagna.
Come Messner nelle sue scalate, nelle sue corse Kilian vede delle opere d'arte. Sono pienamente convinto che abbiano ragione, ma adesso basta paragoni, perché Kilian è Kilian.
Andiamo poi oltre alle imprese sportive, perché qui c'è da celebrare lo scrittore, prima ancora dell'atleta. Nel libro non ci sono tabelle, allenamenti segreti, beveroni o pozioni utili a raggiungere l'Olimpo del trail. Ci sono invece pensieri, immagini, sensazioni, esperienze. Racconti concentrati soprattutto sul 2010, fatto di tante vittorie e una sconfitta, dalla quale - come è giusto - si impara parecchio.
Quali pensieri quando corri?
Come confliggono mente e corpo al colmo della fatica?
Qual è il sapore del cibo e il gusto del sonno arrivati a quel colmo?
Che forma ha la solitudine della corsa di lunghissima distanza?
E la compagnia?
Avversari agonisti al punto giusto che in gare lunghe un giorno chiacchierano tra loro raccontandosi i ricordi, le impressioni, gli allenamenti.
Che colori ha la montagna?
Cosa si prova a buttarsi in discesa?
Che rumore hanno i passi di chi ti sta per superare?
E quelli di chi stai per superare?
Le risposte a tutte queste domande, e a tante altre certo, sono in questo libro.
Come ci sono anche pennellate di vita non corsa, emozioni, intese e incomprensioni, presenze e assenze.
Lo rileggerò.
Peccato non sia in italiano, questo è certo uno svantaggio. Kilian ha scritto in catalano e poi l'hanno tradotto in spagnolo. Fortuna mia la traduzione! 
Il titolo non è bello, secondo me, e per questo va spiegato. Nulla di "macho", non è l'irresistibile ultraforza dell'immortale che ti fa "correre o morire". Semplicemente, correre è come respirare: o si fa, o è un bel problema. Fa parte di lui. E fa parte di molti di noi, ad altri ritmi, in altre dimensioni. Ma qualcosa possiamo capire. 

Cari tutti, me ne vado in vacanza un paio di settimane. Andiamo in Finlandia: prima a Helsinki, poi su in Lapponia. A rileggerci!

venerdì 5 agosto 2011

Le tre piccole cime intorno a casa

Era da tempo che occhieggiavo un possibile prolungamento al mio abituale giro trail roveretano.
Il giro dello Zater, così è indicato sulle carte lo avevo già accostato, sapendo quel giorno di non avere a disposizione il tempo necessario a finirlo. Ma era stata un'esperienza molto emozionante, che ancora non ho raccontato. Stavo salendo su di un sentiero ripido e sassoso, alternando corsa e passo, quando al girare una curva cieca, chi ti vedo? Un capriolo che mangia tranquillo, mi osserva e non dimostra alcuna paura. Allora mi fermo e lo guardo anch'io, stiamo così qualche minuto, lui che mangia e io che guardo. Sembrava davvero vecchiotto, l'impavido capriolo. Non mi andava di disturbare il suo pasto, così mi sono girato e sono tornato indietro.
Qualche giorno fa è arrivato il tempo di provare a completare il nuovo giro, prolungando il Monteghello. 
Parto come posso dire di fare ormai abitualmente senza carichi. L'unica cosa che porto sempre con me è la borraccia a mano: dentro chiavi di casa e un telefonino per ogni evenienza, dato che corro da solo. Bella sensazione quella di non avere niente legato alla cintura: peccato per la macchina fotografica, la porterò nei percorsi troppo lunghi per essere affrontati senza zaino.
Prima parte della corsa per salire a Zaffoni, tratto conosciutissimo. Da qui salgo correndo verso la prima cima della giornata: Marespitz. Un traliccio enorme la rovina alquanto, la vista è su Rovereto in basso, su vette più alte tutto intorno. Via verso la seconda vetta, Zater. Qui tocca alternare perché i tratti più ripidi non consentono, a me, di correre. Passo il punto del capriolo (qualcuno c'era pure in questa occasione, ma è scappato prima di farsi vedere) e mi godo un sentiero nel bosco davvero bello. E pensare che sono partito da casa senza dover fare alcuna marcia di avvicinamento!  La cima dello Zater la perdo, ma ho capito dove devo andare per ritrovarla la prossima volta. Breve tratto ondulato e poi una bella discesa utilissima per migliorare la tecnica. Sarà rifatta. Eccomi di nuovo a Zaffoni dopo un'oretta di giro con solo un errore di sentiero, per di più riconosciuto molto presto. Tutta colpa mia: era segnato benissimo.
Le gambe girano che è un piacere. Punto allora al Monteghello e arrivo alla croce di vetta tenendo un ritmo, in salita, che non credevo di poter mai tenere. Ovvio, è questione di pochi minuti, ma fanno bene al morale.
Scorrono via gli ultimi km e arrivo a casa dopo un paio ore scarse di ottimo trail. Mi rinfresco alla amata fontana che sta ai piedi della discesa e sono pronto alla giornata di lavoro.
Il bello della corsa è anche riuscire a vedere i posti che un'escursione al passo ti consentirebbe di apprezzare solo avendo molto più tempo a disposizione.