lunedì 28 ottobre 2013

Basket e Gesuiti!

Gli amici che mi leggono sanno che per lavoro e interesse personale bazzico spesso le notizie che arrivano dal Vaticano, sia quelle di cinquecento anni fa, sia quelle di oggi. 
Un titolo come "Stati Uniti, lo sport che fa bene alla Chiesa" non poteva certo mancare di stuzzicare il mio interesse più di quanto un peperoncino messicano possa stuzzicarmi il palato!
Lo spunto per questo bel titolo viene da due notizie:
1) durante la maratona di Washington (corsa ieri) un gruppo di amici del seminario della città del Pentagono corre per promuovere le vocazioni: Run for Vocations; al di là della trovata, quello che mi pare più interessante è la proposta per i partecipanti al gruppo di un allenamento che contribuisca a costituire la spiritualità del maratoneta. In parole povere, allenarsi per i 42,195 può essere una metafora del cammino richiesto per avanzare nella propria fede.
2) i due vescovi delle città che si stanno giocando le World Series di baseball, St. Louis e Boston, hanno fatto una scommessa: chi perde donerà 100 dollari del suo portafoglio personale alla Caritas della diocesi vincente. Un modo per pubblicizzare le attività caritative parlando di baseball.
Non scrivo questo post per commentare le due notizie, ma per proporre una riflessione sullo sport in generale. Io credo che fare sport, amare lo sport, seguirne i principi anche fuori dai campi e dai sentieri sia un modo coerente per entrare in una dimensione spirituale. Non è detto che questo abbia a che fare con la fede, né con le vocazioni o la beneficenza. Leggo spesso complicati commenti su cosa sia o debba essere "spirito trail", leggo ancora più di frequente ipocrite dichiarazioni di "fair play" da parte dei sempre meno acuti esponenti dello sport nazionale. Molte balle. Da noi lo sport è fare l'affare, dal calcio prima di tutto riceviamo il triste esempio di uno sport completamente materiale, senza spiritualità, senza poesia. Dove è plausibile che molto sia deciso a tavolino. Pure dal trail ricaviamo esempi ben poco edificanti di agonismo selvaggio per arrivare novantesimi anziché novantunesimi. Nella mia esperienza di allenatore di basket ho visto troppi genitori rovinare la gioia del gioco. Togliere ai loro figli quel qualcosa che potrei definire anche "spiritualità".
Probabile che le due notizie di cui sopra non abbiano niente a che fare con la mia riflessione, però me l'hanno ispirata. Negli Stati Uniti c'è un rapporto con lo sport molto meno malato del nostro: lì l'agonismo puro si limita ai professionisti, per tutti gli altri c'è un mondo di sfide con se stessi e grandi passioni. Gli stadi di football (come amo questo sport!) sono sempre fitti di spettatori, tifosi delle due squadre in campo mescolati tra loro, quasi tutti con la maglia della propria squadra, originale e non tarocca. È un mondo che si apre a mille metafore, un mondo che mi piace da matti. Non saranno tutte rose e fiori, ma la roba bella non manca.
Chi segue la trasmissione radiofonica 610 sa di cosa parlo quando cito "Corri in edicola", una gag fatta per coglionare le folli offerte che troviamo ogni giorno, appunto, in edicola.
Un esempio,"Stalin e Cozze": "Corri in edicola, perché da oggi c'è Stalin e Cozze: mitili e peoci, i molluschi marini bivalvi sono davvero ricchi di vitamina E? Tutto sulla collettivizzazione delle campagne nel quinto piano quinquennale di Stalin ... e con il primo numero di S&C in regalo una riproduzione in grandezza naturale di una cozza con l'effigie del leader sovietico".
Chiara mi prende in giro, a buon diritto, dicendo che un giorno fonderò la rivista "Basket e gesuiti". Che questo post sia il primo passo?

4 commenti:

  1. Io mi abbono subito! ;-) Non sono filo americano, ma certe aspetti di quella folle terra li apprezzo anch'io, dalla struttura della scuola allo sport, peccato che poi...

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    1. Grazie per la fiducia, Fausto. Sono anch'io tutt'altro che filoamericano, ma penso sia un bene guardare fuori dai confini per vedere cosa funziona e cosa no

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  2. Stefano Quaino29 ottobre 2013 10:37

    Ciao, Claudio! Un saluto prima di tutto! Ho seguito lo sport americano per tanti anni prima di lasciarlo qualche tempo fa (tempo, calo di interesse). Diciamo che adesso seguo solo le finali e poco altro. Ti do ragione sullo sport italiano e il calcio, ma quello che succede dall'altra parte dell'Oceano, beh... Hai tantissime macchie!

    Sport universitario (NCAA)? Spettacolare! 100%! Affascinante? 200%! Ma è anche uno degli sport più corrotti del mondo. Esami truccati, mazzette ai giocatori / studenti. Ogni anno trovano uno scandalo. Ma quando girano certe cifre (vincere un campionato universitario di football o basket porta a dei guadagni esagerati), anche le cose illegali sono accettate.

    Per poi arrivare ai professionisti... La NBA, la NFL... Indubbiamente ha la sua patina bella ed elegante. Ma se scavi, trovi storie non proprio edificanti.

    La struttura americana dello sport a scuola è fantastica. Ti porta automaticamente ad avere delle eccellenze in tantissimi sport. Ma allo stesso tempo, crea dei veri e propri mostri. Persone che frequentano l'università solo ed esclusivamente per giocare e poi diventare professionisti. Poi, non ce la fanno e diventano dei disadattati sociali. Ci sarebbero migliaia di casi a riguardo.

    Fino poi ad arrivare al doping. Una macchia che gli USA non hanno mai voluto combattere seriamente. Ma di questo si può discutere.

    Un saluto! Stefano

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    1. Ciao Stefano, un piacere sentirti virtualmente. Sono d'accordo su tutta la linea. Quello che volevo mettere in evidenza con l'esempio dei due articoli "vaticanisti" era il diverso approccio che negli USA ha chi guarda lo sport. Fai bene ad aggiungere l'aspetto scolastico (nella prossima vita so dove vorrei andare a studiare) e a evidenziarne le storture, certo che vedere gli stadi del football universitario mette i brividi. Infine. Sono più credibili i risultati, basta pensare alla cultura dell'instant replay. Anche sul doping dici cose per me giuste. Alla prossima e stammi benissimo.

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