lunedì 3 aprile 2017

Le poche bolle blu

Sono rientrato da poco da Roma, dove sono stato non per correre la maratona, ma per raccogliere materiale d'archivio, che è il nutrimento principe del mio mestiere da storico. So che può sembrare strano, ma andare in archivio può essere davvero divertente. Credetemi sulla parola. Roma è una città con molti problemi, uno dei principali è la mancanza di acqua seriamente gassata. Per chi abbia familiarità con le sorgenti slovene dico Radenska e mi fermo qui. Quell'acqua con bolle grandi come satelliti di Saturno, che quando la bevi ti pizzicano anche le ciglia. Ebbene, a Roma non la trovo mai. E ci ho provato con costanza. Mi devo sempre accontentare della effervescente naturale o leggermente frizzante. Non ci siamo. Certo, la Città Eterna si salva con la qualità delle sue pizze, tra il sempreverde Bonci e la nuova scoperta di Lievito Padre a Borgo Pio (grazie Maurizio per la dritta).
Continuano intanto gli adempimenti burocratici per il soggiorno USA, all'inizio del quale mancano solo due mesi. Il visto è in marcia, dovrebbe arrivare a giorni da Berkeley, poi si va a colloquio con il Consolato a Milano. E parallelamente, ci sono le assicurazioni mediche. Cose da fare che fanno correre veloce il tempo. Ci sono grandi aspettative, come più volte detto e scritto.
Leggendo Open di Agassi, mi hanno incuriosito molte cose. Più di ogni altra, il modo in cui il libro è stato scritto: Agassi legge un libro "Il bar delle grandi speranze", di J.R. Moehringer. Gli piace un sacco e chiede all'autore di aiutarlo a scrivere. L'autore accetta e i due si mettono di buona lena. Il risultato è ottimo. Non a tutti è dato chiamare il proprio autore preferito per averne un aiuto, ma visto che ad Agassi è dato, benissimo ha fatto a procedere. Allora ho preso "Il bar delle grandi speranze": meraviglioso. Un buon esempio di procedimento conoscitivo contromano: sono partito dal tennista per arrivare allo scrittore. Bravi entrambi. Di questi tempi sto leggendo davvero tanto, anche perché l'Eurolega di basket vive settimane del tutto inutili e le partite alla tv non le guardo da un po'.
Chissà che non cambi presto la foto del mio profilo Blogspot. Quella che ancora campeggia è stata scattata nel 2011, alla fine di un Trail Autogestito corso a Gabicce; siamo sulla spiaggia d'arrivo. Se tutto va bene, il prossimo fine settimana torno a correre a Gabicce dopo sei anni, e magari ci sarà una foto nuova. Di certo non mi porto Mateja in braccio per gli ultimi metri. Più facile accada il contrario.
E intanto Federer continua a vincere, rendendomi sportivamente felice.