martedì 27 giugno 2017

La scimmia ubriaca

Il primo libro che ho letto qui a Berkeley si intitola "The Drunken Monkey", la Scimmia Ubriaca, appunto, e lo ha scritto Robert Dudley, un biologo che proprio a Berkeley lavora. L'ho scoperto mentre leggevo. Mi sa che gli scriverò per incontrarlo. Sono in California per studiare la storia degli ubriachi, anzi, la studio già da tempo, sono qui per approfondire. La speranza è scrivere varie cose sul tema, di sicuro un libro, magari due. Uno già parzialmente scritto, l'altro organizzato. Può sembrare che studiare le sbronze sia una scempiaggine, ma credetemi, non lo è. Come ogni campo dell'agire e del sapere umano, pure loro sono oggetto di storia e conoscere il passato può sempre servire a capire il presente. 
Torniamo alla Scimmia Ubriaca: la tesi di Dudley è che la dedizione all'alcol possa avere anche origini genetiche. "Anche", non "solo". Per questo c'è bisogno di entrambi: natura e cultura. Ovvio che per sostenere questa tesi servano degli elementi, che sono dati dalle preferenze e dal comportamento di animali (scimmie ma non solo, anche mammiferi più grandi, roditori, uccelli) amanti della frutta tanto fermentata da produrre etanolo. Mi fermo qui, ma c'è dell'altro, qualcosa forse di complicato per la prima lettura di uno storico che si avventura nella biologia, ma neanche troppo. Bravo Dudley. Il libro è interessantissimo e ha dato una svolta importante a un capitolo del mio, quello parzialmente scritto. A chi ha dimestichezza con l'inglese ed è interessato al tema lo consiglio vivamente; si trova facilmente in Ebook.  
Insomma, non di sola corsa vive il ricercatore in California. Ma anche di corsa. Mentre per gli allenamenti continuo a scoprire il bellissimo Tilden Park (ci fanno dentro una 50 km, quindi roba da scoprire non manca), ho partecipato al mio primo Trail nella Bay Area: Canyon Meadow. Nelle intenzioni dovevano essere 50 km, ma ho accorciato alla maratona. Troppo veloce la prima metà e troppo caldo, principi di crampi verso il 35 mi hanno consigliato di chiudere prima e chiudere camminando. Molto bello davvero e già ho adocchiato le prossime. Come molti trailer sanno, la voce ricorrente è che le gare negli States siano belle per l'ambiente. Confermo. Questa che ho corso io non era particolarmente partecipata (per dire, nella maratona abbiamo finito in 26, ma nella Mezza erano molti di più), non c'era tanta gente sul percorso, ma ho visto cose interessanti, come le squadre di supporto e i pacer. Vero poi che ai ristori si trovano volontari molto carini, ma quello lo possiamo dire anche dell'Italia. Il percorso era proprio interessante: un mix tra bosco e salite brulle, alcune pure con la sabbia sul terreno. Insomma, da approfondire. Come la tesi della Scimmia Ubriaca. 


venerdì 16 giugno 2017

Berkeley, California. Bastano due parole

Ci siamo, l'avventura californiana è partita. 
I preparativi sono stati lunghi ma precisi, tanto che al temuto momento dei controlli immigrazione tutto è passato così liscio che ho chiesto al poliziotto se fosse tutto lì o se si dovesse invece passare un altro step. 
Il volo è stato assai confortevole, complice la saggia decisione di prenotare due sedili lato corridoio. Così eravamo soli Mateja e io. Sono certo di essere stato un bravissimo cuscino. 
Berkeley non è una bella città, molto di più.
Berkeley non ha una bella università, molto di più. 
La casetta che abbiamo, nelle sue dimensioni assai ridotte, è un piccolo gioiello. E poi c'è il giardino, che si vive alla grande. E poi ci sono i vicini/proprietari, che sono proprio cool. Mateja ha già i suoi amichetti.
C'è della burocrazia qui, Si compilano gli stessi documenti in uffici diversi, ma lo scrivo senza lamentarmi e solo per informazione. Sono ospite qui, molto ben accolto e se il sistema è quello, una ragione ci sarà. Sempre grato al mio Istituto che mi consente di essere qui. Pensavo. Se ti trattano bene e ti mettono in condizione di lavorare al meglio, il tuo senso di responsabilità non può che crescere. Voglio proprio lavorare al meglio. Restituire.
Ho mosso i primi passi in biblioteca: esperienza quasi metafisica. Qualsiasi libro, qualsiasi articolo si cerchi, ebbene, lui c'è, e in buona percentuale c'è pure in ebook, dunque nel giro di pochi secondi te lo leggi. Sto sperimentando il piacere dell'interdisciplinarietà. Leggo tanto e leggerò tantissimo. Studiare gli ubriachi mi sta portando lontano. 
Il momento trascendente è arrivato quando Chiara (ammetto che c'era del suggerimento) ha concluso le pratiche per un regalo: sono abbonato alla stagione di football dei California Golden Bears. Già li amo. 
In tv ho seguito le finali del basket e dell'hockey. Le prime le hanno vinte i Golden State Warriors, che stanno di casa qui. Bandiere ovunque, gli autobus hanno la scritta "Go Warriors" e sui grattacieli di San Francisco sventolano le bandiere. 
L'hockey è stupendo,  quando torno in Italia dovrò approfondire. E molto. Comunque avrò anche i mesi autunnali californiani per studiarlo un po'. 
Ora è rimasto solo il baseball, conto di andare presto a Oakland per un live party. 
Mi dicevano che qui è il paradiso del trail running. Hai voglia! Pieno di parchi, io ne ho uno a soli 3 km da casa e penso che per esplorarlo tutto non basteranno i sette mesi che ho a disposizione. Ed è appena il primo. Il secondo lo esploro sabato, mi sono iscritto alla mia prima gara qui, una 50. Sarà bellissimo. E poi cercherò di comprarmi una bici per allargare il campo geografico del mio andare. Va aggiunto poi che il clima è il massimo per la corsa: mai troppo caldo, mai troppo freddo. E' la California che ti obbliga: esci e corri. 
Anche correre in città non è affatto male. A parte il  bello di salire e scendere continuamente, ti si aprono dei panorami mozzafiato. Ho pensato che se fossi un giocatore NBA e avessi qualche spicciolo da parte, potrei anche spendere un milione di dollari per comprarmi una casetta in Buena Vista Way. Ma faccio lo storico e va benissimo così. 
Mentre mi impegnavo in un selfie con i fiori una gentile viandante si è offerta di scattare. Meglio la seconda.
A presto.