martedì 28 febbraio 2017

Sognando California

Eh, già... ci volevano la poetica scritta da Mogol e cantata dai Dik Dik, copiando peraltro i Mamas and Papas, a loro volta ripresi dai Beach Boys... ma qui stiamo perdendo il filo.
Insomma, ci voleva qualcosa di speciale per riaprire il blog. 
Eccola qui. Il secondo semestre del 2017 sarà, per tutta la famiglia, californiano. Anche un pezzo del primo, a dire il vero. Da qualche anno Chiara e io stiamo cercando di organizzare un visiting congiunto presso l'Università della California Berkeley, ebbene: ci siamo riusciti. Il merito grande va alla brillantezza della cara moglie, questa volta è lei a fare da traino. Ma va anche alla lodevole apertura della Fondazione e dell'Istituto per i quali io lavoro, loro che sostengono i progetti di ricerca rivolti all'estero. Che ci vado a fare, in California? Sarebbe facile dire: guardare basket e football, correre sulla spiaggia e magari in montagna. Non sono cose che facciano schifo e certo ci sarà spazio per loro nel tempo libero, ma dubito che qualcuno mi avrebbe consentito di passare l'Oceano - e di fermarmi là per un bel tempo - solo per queste, pur lodevoli e degnissime, occupazioni. C'è dell'altro. Vado a studiare/lavorare (confine labile tra i due termini) presso un magnifico istituto che si chiama Berkeley Center for the Study of Religion. Dunque studio le religioni, faccio il mio mestiere, ma in un mondo nuovo, con interlocutori nuovi e prospettive, anche quelle, nuove. 
Chiara farà il suo lavoro in altro centro della stessa università, Mateja la sua scuola californiana. 
Grandi aspettative, Great Expectations scriveva Dickens, preso come spunto per un vecchio film su di un campione in erba dell'hockey su ghiaccio che si infortuna e si converte in stella del pattinaggio artistico, sempre su ghiaccio, elemento che nella Bay Area non sta di casa. Come è bello scrivere liberamente, aprendo parentesi. Quando mi capita di fare lezione avviso sempre gli studenti: occhio che apro sempre parentesi, ma abitualmente le chiudo anche. Grandi speranze (così tradotto Dickens), dunque. Per il momento siamo alla presa con i molti obblighi legati al visto, ma la burocrazia non spegnerà il nostro entusiasmo e la nostra determinazione. In verità, non ci sarebbe per ora neppure il motivo, vista la gentilezza e l'efficienza di chi a Berkeley sta lavorando per aiutarmi a ottenere il visto. Vediamo come procede. 
Intanto, dare un'occhiata al Campus risulta piuttosto motivante:


I progetti non sono pochi, il lavoro che mi aspetta entusiasmante, le possibilità di conoscere e approfittare di opportunità che neppure riesco a immaginare tutte sono lì a farci l'occhiolino. Per questo ho pensato di scriverne.